La Politica, ieri e oggi/I giornali politici. Quando l'informazione era un'attività fondamentale dei partiti bitontini

Prima dell’avvento dei media più moderni, anche tra le sezioni bitontine dei partiti, i giornali erano il principale mezzo per fare propaganda, per promuovere una propria visione del mondo, una ideologia

Stampa l'articolo

 

Come già abbiamo anticipato domenica scorsa, oltre ai partiti politici, storicamente, tante realtà collaterali hanno, da sempre, caratterizzato la vita politica nei più diversi ambiti della vita e delle attività dei propri iscritti. E tra gli ambiti più importanti vi è, senza ombra di dubbio, l’informazione. Sin dal proprio esordio nella società, i partiti politici di massa hanno dato un ruolo fondamentale all’informazione per veicolare spunti di riflessione, le proprie visioni sulla società e sulla politica, la propria lettura degli avvenimenti storici e dell’attualità. Logica conseguenza è che molti giornali e centri culturali e di ricerca fossero legati strettamente. Soprattutto in un modello di giornalismo, come il nostro, lontano da quello anglosassone che predilige la cronaca al commento, che si rifà a quelle famose 5 “W”, falso mito troppo spesso oggi invocato a sproposito. E soprattutto in un’epoca lontana dall’avvento della televisione e del web che, impegnando l’informazione nell’eterna rincorsa all’aggiornamento, ha finito con il dare meno spazio al commento.

Ma torniamo a noi. Prima dell’avvento dei media più moderni, il principale mezzo per fare propaganda, per promuovere una propria visione del mondo, una ideologia era la stampa cartacea, strumento fondamentale per comprendere il presente e per partecipare alla vita democratica, specialmente con l’avvento delle masse nella vita politica dell’Europa e con la loro graduale alfabetizzazione. Sin dall’800 (con l’eccezione del ventennio fascista, in cui il regime frenò il fenomeno sopprimendo gli altri partiti politici, con le loro testate giornalistiche, costrette a pubblicare in clandestinità, dopo la legge che impose che i direttori responsabili dovessero essere riconosciuti dal prefetto), il binomio costituito tra politica e stampa fu sempre molto forte. La stampa fu la stampella del dibattito politico. A cavallo dei due secoli, ci fu un fiorire di realtà editoriali di cui gran parte erano edite da partiti, associazioni politiche o anche da correnti interne ai partiti. Le grandi ideologie dei partiti di massa si diffondevano con i giornali. E così è stato anche con la fine dell’esperienza fascista e l’avvento della repubblica parlamentare guidata dai partiti politici di massa.

Giusto per citare alcuni tra gli storici giornali di partito, possiamo iniziare con il citare quelli dell’area socialista, molto attiva in quanto l’obiettivo di farsi portavoce delle masse rendeva necessaria la diffusione delle proprie idee attraverso la stampa. Senza essere precisi e senza seguire un ordine temporale nell’elencazione, possiamo citare, ad esempio, “L’Unità”, fondato nel ’24 da Gramsci e organo di stampa ufficiale del Partito Comunista, l’”Avanti”, giornale del Partito Socialista Italiano, il “Popolo d’Italia”, espressione di quell’ala del Psi favorevole all’intervento nella Prima Guerra Mondiale, rappresentata da Benito Mussolini (in seguito diventò giornale ufficiale del Partito Nazionale Fascista). Possiamo citare “Il Popolo”, che fu espressione del Partito Popolare Italiano e poi della Democrazia Cristiana; “La Voce Repubblicana”, organo del Partito Repubblicano Italiano; il “Secolo d’Italia” del Movimento Sociale Italiano. Potremmo citarne tanti altri, ma la lista sarebbe troppo lunga.

A tutto questo fermento, ovviamente, non furono estranee la Puglia, la Provincia di Bari e la città di Bitonto. Tante sono state le testate giornalistiche sorte nei secoli diciannovesimo e ventesimo. E, tra queste, diverse sono state le testate politiche. Sia quelle che si rifacevano ad un’area ideologica che quelle edite direttamente dalle sezioni territoriali dei partiti politici, che tra le cui attività, spesso, c’era anche la redazione di un giornale. Lo ricordò, in questa rubrica, parlando della sua storia nel Psi, l’ex sindaco Emanuele Masciale: «All’epoca, non c’erano tutte le strumentazioni tecniche di oggi. Avere un ciclostile (un sistema di stampa meccanico in uso all’epoca, ndr) era avere qualcosa di grandioso. Poiché non era possibile raggiungere con l’Avanti (quotidiano del Psi, ndr) tutta la pletora dei nostri iscritti e simpatizzanti, sceglievamo argomenti a nostro giudizio importanti e diffondevamo le copie nelle piazze, dove si faceva la politica, specialmente durante i comizi, che erano i momenti clou, in modo da raggiungere tutti gli iscritti e i simpatizzanti».

Di tutte le testate giornalistiche che, dall’unità d’Italia ai giorni nostri, hanno caratterizzato l’informazione cittadina, ne hanno parlato due volumi: “La stampa periodica locale dal dopoguerra ai giorni nostri”, edito dal Centro Ricerche di Storia e Arte – Bitonto, e “La stampa periodica locale dall’Unità d’Italia ai giorni nostri”, edito dalla Biblioteca Diocesana Mons. Aurelio Marena con un gran bel lavoro della giovane giornalista Antonella Ranieri. Volumi che passano in rassegna le tante testate giornalistiche nate a Bitonto (almeno quelle di cui rimane traccia). A noi, ovviamente, interessano solo quelle di carattere politico, legate a partiti o gruppi politici.

«Tutto si può dire, tranne che, a Bitonto, sia mancata la vis politica che ha contagiato e coinvolto intere generazioni e che si è manifestata attraverso la pubblicistica, dando luogo a iniziative giornalistiche, testate di un certo rilievo, spesso d’avanguardia. Se ciò è molto evidente tra fine ‘800 e inizio ‘900, non altrettanto lo è dalla fine del ‘900 in poi, quando i toni sono andati sempre più smorzandosi e la vis politica, nella carta stampata, legata anche alle ideologie, oltre che a rivalità tra individui, sembra ormai quasi un ricordo» scrisse Stefano Milillo nell’introduzione al primo dei due libri citati.

Come accadde anche a livello nazionale, i socialisti, tra ‘800 e ‘900 furono molto attivi, essendo stato, il loro, il primo partito di massa a radicarsi sul territorio nazionale. Già nel 1883, ben 13 anni prima della fondazione dell’Avanti, si diffuse tra i comuni di Bitonto, Grumo, Noicattaro e paesi limitrofi un settimanale omonimo, che vide, tra i collaboratori principali, Giovanni Ancona Martucci, «colui il quale, con Giovanni Colella, sarà uno dei promotori e divulgatori delle idee del socialismo in Terra di Bari», scrisse sempre Milillo.

Prima ancora c’erano stati “La rondine bitontina” edito dal circolo dedicato a Giuseppe Garibaldi e vicino agli ideali di quest’ultimo, e “Il Campidoglio”, vicino alla monarchia sabauda e realizzato dal Circolo Savoia.

Tornando in campo socialista, a fine ‘800 ci furono “Il Vessillo” (1892), “La Lotta” (1897)  e “Il Buonsenso” (1894), quest’ultimo diretto dal già citato Giovanni Ancona Martucci, reduce dalla fondazione, a Genova, del Partito Socialista d’Italia. Sempre socialista fu “La Puglia del popolo”, attento alle tematiche della difesa dei diritti dei lavoratori e organo ufficiale della Federazione Socialista Pugliese.

Legato agli anarchici del Circolo “Carlo Cafiero” fu “Pane e Alfabeto”, numero unico che si propose di contribuire ad elevare le masse dallo stato di indigenza culturale e materiale, mentre espressione dei partiti popolari fu “La Verità” (1900). Tornando in campo socialista, abbiamo Spartaco (1902), che, richiamando la figura di colui che guidò la grande ricolta degli schiavi nella Roma del I secolo, si proponeva di dar voce alle classi più umili, e il “Fascio dei Lavoratori” (1903), che faceva proprie le istanze dei fasci siciliani e, ancor prima, dei fasci operai dell’Italia centro-settentrionale, movimenti di ispirazione socialista che puntavano al riscatto delle classi meno abbienti. E, ancora, “La Vespa” (1906), “La Vedetta Bitontina” (1906), “Bitonto in Avvenire” (1909).

Con il venir meno della libertà di stampa, durante il fascismo, tutto questo fermento si interruppe. Come stampa locale di carattere politico, ci fu solamente l’”Otto Febbraio” (1919), quindicinale del Fascio di Combattimento.

Nel periodo della Prima Repubblica, nel ’75, in area democristiana, seppur indipendente e non espressione di partito, nacque “Il Confronto”, mentre tra le espressioni dirette delle sezioni di partito cittadine ci furono diversi giornali. Tra i socialisti ci fu “Area Socialista” (1969), mentre in campo democristiano invece furono stampati “Prospettiva Democratica” (1971) e “Prima Pagina” (1972). I comunisti del Pci, invece, stamparono “Bitonto Democratica 2”.

Passiamo, infine, al periodo più recente, dopo la caduta dei partiti tradizionali e l’avvento di nuove forze politiche con la Seconda Repubblica. Mentre a sinistra ci furono “Coraggio Socialista” (2003) a cura dei Giovani Socialisti Democratici, “Il Grido” (2005) scritto dai giovani della Margherita e “Passione Democratica” (2008) dai ragazzi del Partito Democratico, a destra i giornali espressioni di partiti o movimenti furono “Notizia Alternativa” (1995) per l’Associazione Movimento Alternativo, “Polis” (2001) per Alleanza Nazionale e “Il Dialogo” (2006) per Forza Italia.

Nell’ultimo decennio, per il cambiamento sempre crescente del modo di fare informazione, con l’avvento di internet e dei social network, per un generale appiattimento del dibattito politico e per un calo netto della partecipazione politica, soprattutto tra i ragazzi, non si sono più avuti altri giornali redatti dai militanti delle sezioni di partito.