La Politica, ieri e oggi/I nuovi protagonisti della politica locale: le liste civiche

Con la scomparsa dei partiti tradizionali, anche a Bitonto prolificano nuove forze politiche prettamente locali

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Scomparsi i tradizionali partiti di massa, sulla scena politica si affacciarono nuovi soggetti politici. A livello nazionale, ma anche nelle città. Soggetti che, in realtà, già erano iniziati a proliferare negli anni precedenti, quando l’erosione del consenso verso i partiti tradizionali si fece maggiore e nuove istanze cominciarono ad affacciarsi nel panorama politico nazionale. Iniziarono a sorgere nuove forze politiche che operavano entro confini ristretti quali le città, i comuni: le liste civiche o liste locali, che, con il loro sempre maggiore protagonismo, furono effetto ma, allo stesso tempo, causa dell’indebolimento dei partiti tradizionali.

«Le liste civiche, il virus della democrazia partecipativa, sono una grande possibilità di riformare, forse rifondare, il Paese» avrebbe detto Beppe Grillo qualche anno più tardi.

Non nacquero all’improvviso negli anni ’90. Il tema della protesta urbana, infatti, aveva iniziato ad essere presente in Europa già a metà degli anni ’60, quando cominciato a diffondersi, nelle varie città, movimenti sociali, comitati di cittadini, associazioni con un basso grado di strutturazione organizzativa, un’identità collettiva e il ricorso a forme d’azione poco convenzionali. Movimenti che vedevano la protesta sociale come strumento per aumentare le risorse verso gruppi o comunità ritenuti emarginati, abbandonati o, in generale, poco considerati dalla politica tradizionale. Nacquero, dunque, principalmente dal declino della fiducia verso il sistema partitico e i suoi rappresentanti, a cui si contrapponeva la società civile, il semplice cittadino, l’uomo della strada che, senza più delegare le decisioni ai partiti, scende in campo contro l’immobilismo della politica, i suoi giochi di potere e, dunque, contro la classe dirigente locale. Ma non solo. Facendosi portavoce degli interessi del proprio territorio, spesso essi si posero in contrapposizione ai partiti romanocentrici. La città diventava, in quest’ottica, un’entità che vuole autogovernarsi, contro lo Stato, visto con scetticismo perché distante e indifferente dalle istanze dei singoli individui, accentratore.

Di una di queste prime forme di protesta urbana in città abbiamo già avuto modo di parlare quando, ricordando le elezioni regionali del ’70, parlammo di un’iniziativa di protesta avviata a Mariotto da un gruppo di studenti e operai che, appostati in piazza Roma, con un tavolo e un cestino, invitarono i cittadini della frazione a non votare e a riporre lì dentro la tessera elettorale.

Ma, per quanto in crisi, fino agli anni ’80, i partiti erano ancora abbastanza forti per non lasciare molto spazio alla trasformazione di questi movimenti, di queste associazioni in vere e proprie forze politiche in grado di presentarsi direttamente nelle competizioni politiche locali. E, infatti, per tutto il decennio ci furono molte altre associazioni che sorsero in città, ma nulla di più. Per avere vere e proprie liste civiche ci fu bisogno di aspettare la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90. A destra come a sinistra. Da destra proveniva, ad esempio, il “Movimento per Bitonto”, nato nel gennaio ’87. Tra i suoi esponenti, Franco Tassari (che fu anche segretario) e Felice Trotta. Definitosi centro di politica e cultura, fu sensibile al tema della lotta alla droga, che in quegli anni stava falcidiando molti ragazzi anche a Bitonto, nell’88 fu anche coinvolto in uno scambio di accuse con i Giovani comunisti che additavano il MpB di fascismo, in particolar modo per come affrontava il contrasto alla droga.

Nell’ottobre ’89 era nata l’associazione Comune Verde che si proponeva di potenziare le aree verdi, tutelare il centro storico, razionalizzare il traffico, che inizia a parlare di pedonalizzazione del borgo antico.

Ma la prima volta in cui una lista civica entrò direttamente in competizione politica fu nel 1990, quando il Movimento “Città nuova”, appoggiandosi alla lista dei Verdi, riuscì anche ad avere un proprio rappresentante, il professor Marco Vacca, prima in consiglio comunale e poi in giunta.

Con la crisi dei partiti degli anni ’90, il fenomeno si espanse notevolmente e si trasformò. Sempre cavalcando il leit motiv dei partiti che decidono nelle segrete stanze, ci fu una proliferazione di liste civiche, che si diversificarono anche nella tipologia: dalle liste monotematiche fedeli ad una causa da portare avanti in consiglio comunale, alle liste personali a sostegno del candidato sindaco.

Alle elezioni del ’94 i nuovi soggetti politici si moltiplicarono. Ben cinque concorsero per l’elezione del consiglio comunale. Alcuni in coalizioni più ampie, come il Movimento Democratico per Bitonto, in lista con il Partito dei Democratici di Sinistra e con Rifondazione Comunista a sostegno di Kühtz, e di Vivere la Città che, insieme al Partito Popolare Italiano, sostenne Concetta Tota.

Altre liste si presentarono da sole, sostenendo un proprio candidato sindaco: Riformismo e Progresso per Emanuele Gala, Insieme per Bitonto per Michele Labianca e il Movimento Progetto Città per Giuseppe Elia.

Alle amministrative del ’98, il numero delle liste civiche si ridusse a quattro: Vivere la Città per l’Ulivo, nella coalizione per Nicola Pice, candidato al posto dell’uscente Kühtz; il Coordinamento Politico Agricolo, in lista insieme ai Cristiani Democratici per le Libertà a sostegno di Michele Labianca; il Movimento Bitonto Libera per Felice Trotta; il Movimento Politico per Bitonto a sostegno di Vincenzo Delvino. Non è il caso, al momento, di proseguire con le tornate elettorali successive, in cui le liste civiche hanno continuato ad essere protagoniste della vita cittadina. Ci basta solamente ricordare che il fenomeno è cresciuto così tanto che nel 2017 la coalizione vincente era composta quasi interamente da queste forze politiche. E anche alle ultime elezioni regionali sono state tante le civiche a sostegno della coalizione di centrosinistra.

Ma torniamo ai nostri anni. Cosa accomuna queste nuove realtà politiche? In primo luogo, l’essere “locali”, legate al territorio e indipendenti dalla politica nazionale. Aspetti evidenziati già dalla terminologia e dalla simbologia che spesso nei simboli riprende monumenti e simboli della città, come il Torrione Angioino, Porta Baresana o la Cattedrale, ad esempio. La seconda caratteristica di queste liste è l’idea che ne è alla base: il civismo, il far leva sulla partecipazione dal basso dei cittadini. Si richiama il ruolo del semplice cittadino, dell’uomo della strada, lontano dalle gerarchie di partito, che vive la città, contrariamente agli uomini di partito, divisi tra ideologie non più considerate valide e costretti a sottostare ai diktat provenienti dall’alto. Il termine “lista”, infine, definisce la forma del soggetto politico, basato sulla partecipazione di una lista di persone, e non di un partito. Si pone, dunque, l’accento sull’individualità del gruppo di candidati, che si presentano da soli, senza riferimenti partitici.

Il linguaggio politico e la terminologia utilizzati da questi soggetti, nei proclami e nella simbologia, tendono a sottolineare il distacco dal sistema partitico, la loro dimensione locale l’attenzione ai problemi della città e dei cittadini e non agli interessi di parte, agli equilibri politici, e il loro basarsi sulla partecipazione di semplici cittadini, sulla solidarietà civica, e non su quella dei “professionisti della politica”: «Il futuro della democrazia è troppo importante per lasciarlo solo nelle mani dei partiti; per questo ci siamo impegnati e ci impegneremo sempre più con l’aiuto di tutti a creare un’opinione pubblica che eserciti e controlli il potere, solleciti le riforme, denunzi e condanni il malgoverno».

La trasversalità politica, infatti, è un’altra caratteristica frequentemente vantata dalle liste, come spiega il Laboratorio, altra lista che a lungo sarà presente nelle competizioni elettorali: «La forza di una lista civica è proprio nella sua trasversalità e nelle nostre fila ci sono anche persone che hanno un orientamento di centro destra».

Sovente si fa uso della retorica giovanilista per porre l’attenzione sui problemi dei più giovani, soffocati da una società indicata come gerontocratica.

Diversi sono i tipi di liste civiche che, a Bitonto come nelle altre città, si sono presentate negli anni. Liste personali che, nel nome, indicano il candidato sindaco da sostenere; liste a singola istanza, come i “Cristiani Democratici per le Libertà - Coordinamento Politico Agricolo”, che sostennero, nel 1998 Michele Labianca, basando la propria azione sulla sola tematica dell’agricoltura; movimenti regionalisti. Spesso si è trattato di liste che non sono sopravvissute al momento elettorale, rivelandosi meri escamotage per esponenti politici dotati di un proprio bacino elettorale per essere eletti senza passare attraverso le maglie dei partiti politici. Composte sovente da personaggi totalmente estranei alla politica, talvolta riempilista senza neanche le giuste competenze. Raramente si sono avute liste strutturate, di ampio respiro, con la volontà di essere realmente protagoniste per lungo tempo della politica cittadina.

Un fenomeno che, se pur nato da una reale volontà di partecipazione, per quanto nutrita da forte retorica antipolitica, si è rapidamente trasformato, finendo per essere causa di degrado nel dibattito politico locale.