La Politica, ieri e oggi/Il consiglio comunale dei ragazzi di Bitonto, per favorire la partecipazione giovanile

Tra le guide, il maestro Marco Vacca e il professor Saverio Ancona

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Chi l’ha detto che i ragazzi non possono partecipare alla vita amministrativa, simulare la prassi democratica e deliberativa, avanzare proposte per la soluzione delle problematiche che toccano la città e sentirsi, così, grandi e responsabili? Beh, chi lo dice è, ora, possibile di smentita, perché tutto questo è realtà».

Iniziava così l’articolo della Gazzetta del Mezzogiorno con cui il giornalista bitontino Raffaele Capaldi, il 28 maggio 1995, scriveva della presenza, a Bitonto, del consiglio comunale dei ragazzi. Un “consiglio baby” che, come sottolineava il testo, esisteva anche in altre 15 città italiane (tra cui Fiuggi, Potenza, Firenze e Fano), ma era unica in Puglia.

Un’idea che era nata in Francia. Fu lì che sorsero, già nel ’79, i primi consigli comunali dei giovani, diffondendosi in Italia a partire dal ’94. Lo scopo era quello di incentivare la partecipazione politica dei ragazzi, educandoli sin da piccoli all’attenzione verso le vicende della società in cui vivono. Un’esigenza che nasceva in un periodo di forte crisi, in cui la politica era sempre più delegittimata e la scomparsa dei tradizionali attori della politica nazionale e cittadina sottraeva luoghi di confronto, di educazione e di partecipazione quali erano stati i partiti politici. Il crescente astensionismo dimostrava una partecipazione in continuo declino già dagli anni ‘70.

Tra i sindaci dell’assise bitontina ci fu il dodicenne Fabio Fornelli, «sotto la guida, sempre presente ma mai invadente di Marco Vacca», come ha recentemente ricordato, in occasione della scomparsa del maestro. Prima di lui, Francesco Sansino. Dopo di lui, invece, tra gli altri, Anna Belligero e, in anni più recenti, nel 2015, Simona Palladino.

Oltre a Vacca, tra le guide per i ragazzi, c’era il docente Saverio Ancona.

Tra i primi assessori, almeno (a scanso di equivoci sono qui riportati solo quelli citati nel già citato articolo della Gazzetta), Maria Ungaro (Pubblica Istruzione), Nicolino Sicolo (Problemi della città), Anna Giulia D’Onghia (Sport e tempo libero), Francesco Bellavista (Ambiente), Salvatore Rinaldi (Finanze). Segretaria era Cristina Granieri.

Come consiglieri, hanno fatto parte diversi ragazzi, ma sarebbe difficile elencarli tutti senza dimenticarne qualcuno.

«Nell’ultima seduta – scrive Capaldi – per esempio, si sono discussi i problemi legati alla dispersione scolastica, si sono individuate le carenze del servizio scuolabus, proponendone l’estensione alle frazioni, si è pensato ad un progetto per l’estate prossima, consistente nel recupero dei vecchi giochi tradizionali per bambini. I ragazzi, insomma, vogliono darsi da fare assumere un ruolo propositivo nel tessuto sociale, senza per ciò rinunciare, per le cose più difficili, all’apporto dell’esperienza, sotto forma del Consiglio degli anziani, che li segue».

Aveva anche un proprio statuto, composto di dieci articoli, e proprie sedute consiliari che da tenersi (articolo 4) nella Sala degli Specchi di Palazzo Gentile, anche se, in realtà, nel testo di Capaldi si sottolinea che i consessi si tenevano, a turno, nelle scuole cittadine.

«Nello spirito dello Statuto Comunale di Bitonto, Palombaio e Mariotto, che promuove e garantisce la partecipazione dei cittadini alla vita e alla “progettazione” della loro città, i ragazzi e le ragazze di Bitonto e frazioni intendono condividere il diritto – dovere della partecipazione, con il tirocinio democratico del “loro” consiglio comunale. I ragazzi e le ragazze, attraverso questa istituzione, avranno la preziosa opportunità di esprimere pareri, valutazioni, priorità, su problematiche che li riguardano direttamente, sulla vivibilità nel nostro comune e, soprattutto, sulla condizione dei più svantaggiati nell’età evolutiva» riportava l’articolo 1 dello statuto indicando la durata biennale e le modalità di elezione dei piccoli politici in erba.

L’iniziativa, in realtà, era nata due anni prima, a fine 1993, su iniziativa del Cob (Coordinamento oratori bitontini) e dell’Unla (Unione Nazionale per la Lotta all’Analfabetismo), associazione, quest’ultima, arrivata a Bitonto grazie a Marco Vacca e alla sua volontà di combattere anche in città l’analfabetismo.

«Le due associazioni – scrive ancora Capaldi – invitarono parrocchie, oratori, gruppi scout, società sportive e scuole (quinte elementari e medie), a eleggere i propri rappresentanti, 39 in tutto, che diedero vita al primo consiglio comunale, la cui seduta inaugurale (presieduta dal primo sindaco Francesco Sansino), si tenne, alla presenza del sindaco vero, il 31 gennaio 1994».

Diverse le iniziative proposte, tra cui «la pesca mercato di beneficienza che a dicembre scorso (17 e 18 dicembre 1994, ndr), portò alla raccolta di 1025000 lire». Ricavato che fu così ripartito: 400mila lire per solidarietà vicina (mensa del centro sociale pastorale della parrocchia di san Giovanni), 400mila lire per solidarietà lontana (Croce Rossa Italiana), 225mila lire per l’autofinanziamento del consiglio comunale dei ragazzi

Da allora, anche in anni più recenti, sono state fatte diverse altre esperienze simili, talvolta, però, mere iniziative propagandistiche dal seguito molto limitato. Non è mancato chi, tra gli esponenti politici cittadini, ha manifestato la volontà di riproporre le attività del consiglio comunale dei ragazzi.