La Politica, ieri e oggi/Il Mercoledì Nero dell'economia europea. Alla crisi politica si aggiunge quella finanziaria

Crescono i timori per l'Italia, già alle prese con diversi problemi. Soprattutto nelle regioni meridionali e in Puglia, alle prese con problemi come immigrazione dai Balcani e crescita della criminalità organizzata

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Il 1992, lo abbiamo già accennato, fu l’anno in cui l’Italia vide una convergenza di fattori negativi: crisi politica, stragismo mafioso e crisi finanziaria. La lira italiana, infatti, insieme alla sterlina britannica e alla peseta spagnola, fu colpita da una grave tempesta valutaria che, a settembre, portò alla svalutazione delle tre monete e all’uscita ri Gran Bretagna e Italia dal Sistema Monetario Europeo, che legava le valute partecipanti a una griglia di cambio predeterminata. Frutto di un’ondata speculativa senza precedenti, il picco della crisi si ebbe a settembre. Il 16, per la precisione. Era un mercoledì. E quel giorno è ricordato, nella storia economica europea, come “il mercoledì nero”. Fu un vero e proprio terremoto, una giornata davvero drammatica per le monete deboli dell'Europa, soprattutto per la lira italiana, la più colpita, svalutata del 7% e colpita da un’emorragia di riserve valutarie.

Diverse furono le cause alla base della crisi più grave dai tempi della fine di Bretton Woods. Per comprenderli, bisogna fare qualche passo indietro. Il 2 giugno in Danimarca si era votato per la ratifica del Trattato di Maastricht, che era stato ratificato a febbraio. Il voto fu contrario e, seppure si trattasse di uno dei paesi più piccoli dell’Europa, fu un vero e proprio incendio in quello che era il cantiere della futura Unione Europea, che con il trattato olandese, soppiantò la Comunità Economica Europea.

Carlo Azeglio Ciampi, all’epoca governatore della Banca d’Italia, era convinto di riuscire ad evitare la svalutazione, difese i tassi di cambio, commettendo quello che, per l’economista Piergiorgio Gawronski fu un errore fatale. Un errore dettato dagli accordi in seno allo Sme, che obbligava la Germania a una difesa illimitata dei cambi fissi. Difesa che, invece, non avvenne. L’11 settembre la Germania, nonostante gli impegni presi nel ’78, abbandonò al suo destino l’Italia, il paese più debole dello Sme, già alle prese con l’enorme debito pubblico accumulato lungo gli anni ’80 ed un grande debito pubblico.

Alla base della decisione tedesca, fu un altro evento di qualche anno prima: la caduta del Muro di Berlino nel 1989 e la successiva riunificazione delle due Germanie. Ma la differenza economica tra la parte occidentale e quella orientale era molto ampia e le finanze dell’ex Repubblica Democratica Tedesca non erano certo floride. Tutto ciò impose alla Germania politiche monetarie più restrittive e un aumento dei tassi di interesse, allo scopo di fronteggiare l’inflazione. Politiche decise in segreto, con discutibile doppiezza, per fare in modo che gli altri paesi fossero vincolati al rispetto dei cambi. Ma proprio in quel momento l'Europa, assediata da un elevato tasso di disoccupazione, aveva bisogno di politiche monetarie più espansive.

Il risultato fu che i nuovi tassi tedeschi attirarono in Germania molti capitali da molti paesi. E suscitò molti timori sul prosieguo del processo di unificazione europea e sull’eventuale rischio di fallimento, che avrebbe comportato, per le economie più fragili il rischio dell’isolamento. Timori specialmente per i paesi più deboli, come era appunto l’Italia, che non attraversava una fase florida e positiva. Anzi, era alle prese con i problemi che abbiamo già più volte elencato. E non solo. Soprattutto le regioni meridionali erano alle prese con diversi problemi. La Puglia viveva una nuova recrudescenza criminale da parte di nuove organizzazioni criminali che, come sempre accade quando lo stato è in difficoltà, alzarono la cresta. E lo fecero anche a Bitonto.

Non solo. La nostra regione, da sempre zona di emigrazione, si trovò ad essere, invece, meta di un esercito di disperati provenienti dall’altro lato del Mar Adriatico, dall’Albania.

Argomenti, questi, che approfondiremo nelle prossime puntate di questa rubrica.