La Politica, ieri e oggi/La "notte delle bombe" a Bitonto. La malavita alza il tiro

Il Partito Democratico di Sinistra fece un'interrogazione al Ministro dell’Interno Vincenzo Scotti per chiedere interventi contro il crimine organizzato

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A diventare più violenta, spietata, arrogante, nei primi anni ’90, non fu solo Cosa Nostra. Fu un periodo di crisi dello stato e, come spesso accade, quando lo stato è in crisi, la criminalità in generale alza il tiro. I primi anni ’90 furono, da questo punto di vista, anni drammatici, anni in cui le organizzazioni criminali approfittarono per far sentire la propria potenza. Spesso a suon di bombe. In tutta Italia e specialmente nel Sud. E anche a Bitonto, dove, il 18 dicembre 1991 alle 23.20, una bomba ad alto potenziale esplose sul portone del Commissariato di Polizia, che, all’epoca, si trovava in piazza Marconi, dove oggi ci sono gli uffici dell’Anagrafe. L’esplosione non fece vittime, ma mandò in frantumi i vetri e distrusse l’’ingresso dell’edificio, oltre a distruggere le auto nei dintorni.

«Erano tempi difficili in tutta Italia, e anche nel barese la situazione era difficile. A Bari c’era da poco stato il rogo del Petruzzelli. Bari vecchia era ingestibile e le forze di polizia non potevano neanche entrare. Mandavamo cinque o sei volanti, altrimenti ci lanciavano i vasi addosso. A Bitonto accettare la dirigenza significava andare in una zona di guerra. Il livello di criminalità, all’epoca, era ben maggiore di oggi. Bitonto era più pericolosa di Cerignola» ricordò qualche tempo fa, in un’intervista, l’allora dirigente del commissariato di Bitonto.

E, infatti, prima di quella bomba, c’era già stato un altro evento ben più grave, che aveva persino provocato tre vittime: l’incendio al salottificio Flep. Avvenne nella notte tra il 24 e il 25 giugno del 1991 e, a perdere la vita furono tre vigili del fuoco: Donato Musto, 20 anni, di Rionero in Vulture, Ignazio Minervini, 33 anni, e Vito Pizzimenti, 30 anni. Uno dei due capisquadra, Matteo Florio, perse il piede destro. Altri subirono ferite lievi. Ad uccidere i tre e a ferire gli altri, il crollo della struttura, ormai indebolita dalle alte temperature raggiunte.

Diede testimonianza della tragedia, nel numero di giugno-luglio ‘91 del “da Bitonto”, Salvatore Bonasia, attuale segretario generale del Comune di Bitonto, che fino a qualche mese prima, era stato vigile del fuoco volontario ausiliario in servizio di leva e conosceva due delle tre vittime.

Per rendere omaggio ai caduti, l’allora sottosegretario agli interni Valdo Spini arrivò a Bari. Alle tre giovani vittime furono, inoltre, intitolate, nel dicembre 2014, le sedi dei distaccamenti di Carrassi e Fiera e l’Aula Formazione della sede centrale del comando di via Tupputi a Bari. In quell’occasione, il sopravvissuto Matteo Florio fu insignito della Medaglia di Bronzo al Valore Civile.

Il rogo fu probabilmente doloso e, tra le piste che si seguirono, ci fu quella dell’ordigno piazzato come intimidazione a fini estorsivi, che avrebbe poi incendiato il materiale infiammabile conservato nel salottificio. Le indagini, purtroppo, non produssero elementi per il rinvio a giudizio di indiziati o per la conferma della natura criminale della tragedia. Ma quella degli ordigni era una pratica in uso, purtroppo, in quegli anni, da parte di una malavita che si rafforzava e sfidava lo stato. Erano gli anni in cui i gruppi criminali bitontini crescevano sempre più, diventando vera e propria criminalità organizzata. E affermando il loro potere con la violenza e le bombe, come, appunto, quella piazzata davanti al Commissariato di Polizia, forse in risposta alle attività repressive che si misero in atto per porre un freno all’avanzata della malavita, come scrisse Repubblica: «L’attentato potrebbe essere una rappresaglia per l’intensificarsi, negli ultimi tempi, dei servizi di polizia nella cittadina».

Quella notte, dallo stesso quotidiano, fu chiamata la “notte delle bombe”. Nelle stesse ore, infatti, un altro ordigno ad alto potenziale fu esploso a Taranto, a ridosso del palazzo Latagliata, provvisoriamente sede del municipio jonico.

Si trattava di un’avanzata criminale che affliggeva anche il barese e tutta la Puglia, tanto che ci fu un’interrogazione alla Camera, da parte del Partito Democratico di Sinistra, al Ministro dell’Interno Vincenzo Scotti. I firmatari chiedevano quali provvedimenti si intendessero adottare contro il dilagare della criminalità nel barese e in Puglia. Lo stesso fece il Partito Socialista Italiano in Consiglio Regionale.