Sanb. Il consiglio comunale approva ancora una volta la ricapitalizzazione

La discussione in aula fa emergere divergenze tra le forze di maggioranza

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Toni accesi, ieri, durante la seduta del consiglio comunale dedicata alla Società Ambientale del Nord Barese, meglio nota come Sanb, la società candidata ad occuparsi dei rifiuti a Bitonto, Molfetta, Ruvo, Terlizzi e Corato. Talmente accesi da coinvolgere anche il pubblico presente in aula, composto da lavoratori dell’Azienda Servizi Vari, che, attualmente, gestisce il servizio.

Ma andiamo con ordine. Tutto tranquillo durante la trattazione del primo punto all’ordine del giorno, l’adeguamento dello Statuto alle disposizioni contenute nel decreto legislativo 175 del 2016, così come modificate dal successivo decreto legislativo 100 del 2017. In sostanza, un adeguamento per rendere conforme lo statuto alla nuova disciplina in materia di società “in house”, Il decreto correttivo, come ha spiegato all’assise il segretario generale Salvatore Bonasia, è intervenuto anche in materia di società “in house”, che ha stabilito che la produzione ulteriore rispetto al limite dell’80% di fatturato da effettuare con le Amministrazioni pubbliche, può derivare anche dallo svolgimento di prestazioni diverse rispetto a quelle erogate ai soci. Ma il fatturato realizzato con soggetti non soci è consentito solo a condizione che la relativa produzione permetta di conseguire economie di scala o altri recuperi di efficienza sul complesso dell’attività principale della società. Quindi una società “in house” che svolge il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti per i comuni soci, potrebbe legittimamente cedere a terzi i prodotti derivanti dall’attività di valorizzazione dei rifiuti, purché il fatturato derivante da tali cessioni non superi il 19,99% del fatturato complessivo e purché l’attività consenta di recuperare efficienza.

Ad intervenire è solo Emanuele Sannicandro (Iniziativa Democratica), chiedendo a Bonasia delucidazioni sullo statuto della Sanb e sulla riduzione del capitale sociale a 4900 euro, a seguito delle perdite del 2015 e del 2016: «Sul piano politico non posso che sottolineare che siamo in perdita, conoscendo i bilanci del 2017 e del 2018. E la Sanb è un’azienda che non ha mai avviato il servizio. Temo ci sia stata la volontà di cristallizzare questa situazione. Sono passati quattro anni a fare cronoprogrammi e scadenze, puntualmente non rispettati. A scapito della credibilità dei comuni».

«Due anni di inerzia – aggiunge Michele Daucelli, dallo stesso gruppo consiliare – Quando ci sono state le segnalazioni da questi banchi, l’amministrazione dove era?».

Osservazioni a cui è stato il sindaco a rispondere, ribadendo la volontà di continuare con la gestione pubblica del servizio.

Il disordine è arrivato all’avvio del secondo punto, sulla ricostituzione del capitale sociale della società, ripreso dopo la sospensione chiesta da Sud al Centro, che, tuttavia, al primo appello non rientra in aula, insieme a Massimo Lacetera di “La Puglia in Più”. Rientrano, invece, i cinque consiglieri d’opposizione (Forza Italia, Partito Socialista e Iniziativa Democratica), permettendo il prosieguo dei lavori. In loro assenza, infatti, non ci sarebbe stato il numero legale di 15 consiglieri, considerando che in aula diversi erano gli assenti.

L’assenza del gruppo di maggioranza balza agli occhi del sindaco, dal momento che di Sud al Cento fanno parte il presidente del consiglio comunale Vito Labianca e il vicepresigente Giuseppe Santoruvo: «Se ho ben capito, presidente e vicepresidente del consiglio non stanno svolgendo il loro ruolo istituzionale, perché hanno deciso deliberatamente di abbandonare il consiglio, insieme al loro gruppo politico. Voglio che resti agli atti che il presidente del consiglio non sta svolgendo il proprio ruolo istituzionale».

Ma proprio mentre Sannicandro spiegava la scelta di rimanere in aula, pur sapendo che l’assenza dell’opposizione avrebbe impedito il prosieguo dei lavori, i tre consiglieri presenti di Sud al Centro (i due già citati e Giuseppe Fioriello), insieme a Massimo Lacetera, ritornano in aula. Una situazione che Carmela Rossiello (Fi) giudica in maniera molto negativa: «In questa assise sta andando in scena un teatrino. Alcuni consiglieri di maggioranza speravano che la minoranza si assentasse, per non mantenere il numero legale. È qualcosa di riprovevole dal punto di vista politico e morale, nei confronti di quei lavoratori seduti sugli spalti. Se non ci fosse stata la minoranza, per colpa della maggioranza non ci sarebbe stato il consiglio. Stiamo parlando di argomenti importantissimi e delicatissimi. Questa è una cosa gravissima e un sintomo di mal di pancia nella maggioranza, che sta traballando».

Da Sud Al Centro è Santoruvo che spiega il comportamento del gruppo, asserendo di essere favorevoli al provvedimento di ricapitalizzazione sin dall’inizio, proprio per tutelare le sorti dei lavoratori coinvolti: «Considerata l’assenza di numerosi consiglieri di maggioranza, volevamo rimandare la votazione per avere una discussione in presenza di tutti, per avere un voto di più ampio respiro su un provvedimento di così vitale importanza. Ci aspettavamo maggior presenza, invece noto diverse defezioni all’interno della stessa maggioranza. Noi annunciamo il voto favorevole».

Una spiegazione che Rossiello giudica come pezza a colori. I toni si scaldano con l’intervento di Emanuele Avellis (Riformisti, Cattolici e Popolari) che si scaglia contro l’opposizione rimproverandola di non essere favorevole al provvedimento.

Rispondono Sannicandro invitando la maggioranza a leggerlo e accusando i già citati consiglieri di maggioranza di aizzare i lavoratori in aula, facendo passare l’idea che alcuni siano dalla parte loro, altri no: «Stiamo parlando di un provvedimento che ha il parere negativo di tutti. E non è vero che la sorte dei lavoratori dipende da qual che si decide oggi. I dipendenti erano, sono e saranno tutelati. Qui si sta discutendo dei rischi futuri di un provvedimento che raccoglie parere negativo del revisore dei conti».

Gli fa eco, dallo stesso gruppo consiliare, Cosimo Bonasia, che ricorda che, senza la presenza sue e del resto dell’opposizione, quel provvedimento non si sarebbe potuto votare.

«Oggi la maggioranza ha dimostrato la sua debolezza» è il commento di Francesco Scauro (Psi), che parla di un problema di tenuta politica e aggiunge: «La decisione di ricapitalizzare non metterà al riparo da altre situazioni. Non sappiamo cosa faranno altri comuni. Dal 2016 lì eravamo e lì siamo rimasti».

La situazione degenera e coinvolge anche il pubblico, costringendo i lavori a fermarsi per una seconda volta.

Al rientro in aula a riprendere la parola è Sannicandro, con un lungo excursus della vicenda, ricordando anche che comuni come Molfetta non sono tanto propensi ad affidare il servizio di igiene urbana alla Sanb, avendo un’azienda che, attualmente, funziona bene: «Manca un piano industriale. Ed in assenza di questo, perché Molfetta dovrebbe smantellare la sua Asm?».

«La situazione è drammatica. Volutamente per anni non è stato fatto quel che si doveva. A chi giova tutto questo?» continua Daucelli, denunciando inadempienze.

«Abbiamo l’Asv che, con tutta una serie di incarichi che le sono stati affidati, è stata portata al tracollo definitivo da questa amministrazione, dalla vostra inadempienza, inerzia, dal vostro continuo giocare a ping pong. Si è distrutto un gioiello della nostra città. La decisione di privatizzare ha portato alla situazione attuale – rincara la dose Carmela Rossiello, annunciando l’astensione - La Sanb è nata morta. Non ha mai operato, non ha mai prodotto nulla e, proprio per questo, ha accumulato debiti su debiti. Chi è combinato questo pasticcio? È disposto, chi ha sbagliato, a ricapitalizzare con i propri soldi a ricapitalizzare la Sanb? Perché devono essere i cittadini a pagare? Con i pareri negativi, inoltre, è altissimo il rischio di andare in tribunale.  Come ha detto anche Daucelli, noi più volte abbiamo denunciato gap e inadempienze».

Tra le critiche dell’opposizione, infine, anche la mancata partenza della gara a doppio oggetto, per salvare le sorti dell’Asv.

A conclusione della discussione interviene Francesco Brandi (Pd), ribadendo il parere favorevole: «L’impressione è che entrare nelle pieghe di questo provvedimento non aiuti a comprendere una materia così complessa. Ciò che deve fare la differenza è la volontà degli attori in campo. Più volte abbiamo assistito ad inversioni di marcia. Mai prima di quest’ultima parte di questo percorso si era parlato in maniera così definitiva. Una società pubblica è sempre stata la soluzione che avrebbe potuto meglio tutelare gli interessi degli attori in campo a gestire il servizio in maniera ottimale e migliorativa rispetto allo stato attuale. Constatare quello che finora non è avvenuto ha un valore storico, ma dal punto di vista politico non cambia la situazione. Non è che restino tante alternative. Tirarci indietro significa far cadere sul più bello una tesi che abbiamo sempre sostenuto anche quando di bello non c’era nulla. Non ci mettiamo da soli nella condizione di aver invertito la rotta sul più bello. Lo scenario contrario è comunque rischioso o incerto. La gara a doppio oggetto non si esplicherebbe nel giro di pochi giorni e si aprirebbe al privato che sarebbe più difficile da gestire rispetto ad un’azienda pubblica. Si, è vero, che finora non ci siamo riusciti, ma adesso ci sono le condizioni».

Prima della votazione non manca la risposta del sindaco Abbaticchio: «Quando si amministra, ogni giorno si trova un brutto cliente che si chiama realtà. E la realtà è che il Comune di Bitonto deliberò per entrare e costituire un consorzio pubblico di servizi locali, nel 2012, perché la legge regionale ci impose di procedere tramite lo strumento dell’Aro. I sindacati dell’Asv, con i quali abbiamo condiviso diversi passaggi, erano ben consapevoli che l’Asv non avrebbe potuto più portare avanti il servizio a Bitonto sotto un profilo strutturato, non avrebbe potuto fare più investimenti, avrebbe dovuto vivere alla giornata, fino a che l’Aro non avrebbe dato l’affidamento ad un altro soggetto gestore che non poteva essere l’Asv. Il Comune di Bitonto ha dato l’ok ad una gara a doppio oggetto e state certi che il Comune di Bitonto non è andato a dire di fermarla o frenarla. Qualsiasi gara prevede dai due ai tre anni di procedura di affidamento. Esattamente il tempo che è trascorso da quando abbiamo detto di procedere con la gara a doppio oggetto. Le normative sono pesantissime e i nostri funzionari non sono di più di quelli degli altri. Anzi sono di meno. Non c’è stata una decisione di non procedere e continuare con le ordinanze di proroga all’Asv. Abbiamo sempre portato avanti il percorso della Sanb, per garantire la continuità del servizio con un gestore interamente pubblico. Nonostante le amministrazioni comunali con cui abbiamo avuto a che fare abbiano più volte cambiato parere. Stiamo salvando un finanziamento regionale di 1 milione di euro per potenziare, in futuro, il servizio Porta a Porta ad opera della Sanb. Sapete bene che la cosa più comoda sarebbe stata avere un’Asv al 100% pubblica, ma quando si dice di liquidare il socio privato si sa che è una cosa che non può essere realizzata perché non ci sono fondi comunali, e tra l’altro siamo in contenzioso. Ci prendiamo la responsabilità di ricapitalizzare e speriamo che anche gli altri comuni facciano la loro parte, assumendosi, anch’essi, le loro responsabilità».

Alla fine della lunga seduta, il provvedimento di ricapitalizzazione dell’azienda Sanb è approvato con 16 voti favorevoli e l’astensione dei cinque consiglieri di opposizione.