Sanb. Il sindaco di Molfetta: "No alle pistole puntate. Si rispettino i tempi necessari per fare le cose per bene"

La scadenza è fissata per il 30 settembre prossimo. Si attendono Molfetta e Corato. Se non dovesse esserci ricapitalizzazione, la società sarà sciolta

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Si attende ancora la risposta di Corato e Molfetta per chiudere definitivamente l’affaire Sanb. Il termine, fissato l’8 agosto scorso dal liquidatore resta quello del 30 settembre, entro il quale si dovrà giungere alla ricapitalizzazione della società anche da parte degli ultimi due comuni. Bitonto, Terlizzi e Ruvo, invece, l’hanno già fatto nei mesi di giugno e luglio. Obiettivo dell’Aro è fare in modo che la Società Ambientale del Nord Barese sia operativa entro l’anno. Ma, se non dovesse esserci questa volontà, da parte di Corato e Molfetta, l’esperienza della Sanb sarà un capitolo definitivamente chiuso, nonostante, in realtà, non si sia mai aperto.

Detentori di aziende pubbliche funzionanti (l’Asm e l’Asipu), Molfetta e Corato sono i comuni che, più di tutti, hanno da sempre manifestato perplessità e scetticismo sul progetto Sanb. Perplessità che continuano, nonostante la possibilità di un finanziamento regionale, in caso di avvio, abbia finora fatto sembrare Molfetta quasi vicina a ricapitalizzare.

«Noi non ci siamo ancora espressi, le commissioni consigliari stanno ancora approfondendo e il consiglio comunale dovrà decidere nella sua autonomia e, ovviamente, saranno chiesti i pareri del nostro segretario generale e dei revisori dei conti» spiega Tommaso Minervini, sindaco di Molfetta, aggiungendo: «La legge regionale dice che il servizio di smaltimento di raccolta di rifiuti deve essere fatto in collaborazione con gli altri comuni e su questo non c’è dubbio. Stiamo pensando e studiando la formula migliore, anche per non avere le censure della corte dei conti o di altri organismi. I tempi sono quelli necessari alla politica per fare le cose per bene, in piena legittimità. La premialità della Regione è una solidarietà per gli altri comuni, ma non è che questa si debbano stracciare i procedimenti amministrativi. Io mi auguro che, però, ci si apra a quelle che sono le vie maestre, che sono quelle di una raccolta di un servizio integrato, ma senza costrizioni. Non credo possano essere puntate pistole sui consigli per spingerli a deliberare».

Le ragioni delle perplessità sono spiegate dallo stesso sindaco molfettese, che spiega come, Molfetta e Corato siano gli unici paesi che hanno già delle società in house, pubbliche, che gestiscono il servizio di igiene urbana: «É chiaro che siamo i più interessati a capire che cosa succederà, se questo percorso convenga o meno per noi».

A Corato, invece, oltre alle perplessità già rese note, è in atto una crisi amministrativa che pregiudica la capacità decisionale dell’assise cittadina, dopo le dimissioni del sindaco Pasquale D’Introno, che, in seduta consiliare, spiegando come non sia possibile deliberare a causa di un consiglio valido, addita le responsabilità a chi, prima di lui, «non ha avuto il consenso di guardare lontano».