"Sarà la secessione delle regioni ricche". I rischi delle autonomie regionali secondo Pd, Italia in Comune e Sinistra Italiana

Proposto un comitato permanente che segua il dibattito in corso e promuova una mobilitazione nazionale

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Un comitato permanente non sono comunale, ma provinciale, che segua il dibattito sulle autonomie regionali, attualmente in corso e che si faccia promotore di iniziative di ampio raggio, anche promuovendo una mobilitazione nazionale.

È questa, in estrema sintesi, l’idea promossa nell’incontro “I danni già perpetrati dal federalismo fiscale – Ottica di approvazione dell’autonomismo regionale”, un’iniziativa organizzata congiuntamente da Italia in Comune, Sinistra Italiana e Partito Democratico, per far luce e manifestare contrarietà alle autonomie regionali proposte dalle forze di governo nazionale e, in particolare, dalla Lega. Un progetto che, per gli organizzatori, sarà più vantaggioso per alcune regioni, quelle più ricche, e molto meno per altre.

Ospiti dell’incontro sono stati Nico Bavaro, segretario regionale di Sinistra Italiana, Domenico De Santis, esponente del Partito Democratico, e Davide Carlucci, sindaco di Acquaviva delle Fonti, in quota Italia in Comune.

«Dovremmo chiamarla per quello che è realmente: secessione dei ricchi» introduce Bavaro, criticando anche la posizione della Regione Emilia-Romagna, a guida Pd, che è tra le tre regioni, insieme a Lombardia e Veneto, a spingere per l’approvazione del progetto. Per Bavaro è una «posizione scellerata», anche perché «è un lasciapassare per altro. Si sancirebbe in modo definitivo la fine dell’unità nazionale in termini di accesso ai diritti».

«C’è bisogno di garantire, invece, gli stessi diritti di tutti, dalla Sicilia alla Valle d’Aosta e, quindi c’è bisogno di risorse e di livelli minimi di prestazione. Di questi ultimi non si parlò nel 2001 con la riforma del Titolo V della Costituzione, e non si parla oggi» continua Bavaro, criticando anche la «responsabilità di tutte le forze politiche» e gli errori del centrosinistra, come la sterra riforma del Titolo V e gli accordi preliminari fatti dal Governo Gentiloni, con le tre regioni interessate, a pochi giorni dalle elezioni del 4 marzo 2018. Errori, fatti al fine di ottenere più voti nell’Italia settentrionale, che spiegano l'espressione "danni già perpetrati", contenuta nel titolo dell'incontro.

«Se gli scandali del Mose, a Venezia, o della sanità lombarda fossero accaduti al Sud, per mesi si sarebbe gridato allo scandalo» denuncia, dunque, Bavaro.

«L’idea comune è che i Comuni, ed in particolare quelli del Sud Italia, siano fonte di parassitismo. Un pregiudizio cavalcato da alcune forze politiche, nonostante i Comuni del Sud abbiano un più basso numero di dipendenti, nonostante la spesa procapite per investimenti, nel Mezzogiorno, sia inferiore. Il pregiudizio di fondo è che siamo incapaci di scegliere, di amministrarci» aggiunge Carlucci, accogliendo l’invito di Bavaro a fare sensibilizzazione sul tema, perché «non è solo un problema di Nord e Sud, ma anche di aree interne, aree montane, più svantaggiate, soggette al problema dello spopolamento e quindi con il rischio di ulteriore impoverimento».

Denunciando anche lui l’assenza di livelli minimi di prestazione, Carlucci poi rimprovera il Movimento 5 Stelle di fare solo battaglie al ribasso contro il progetto leghista, senza manifestare aperta contrarietà: «C’è bisogno di rivendicare quanto ci è stato tolto da anni. Dobbiamo chiedere diritti uguali da Nord a Sud, dobbiamo scendere tutti in campo come si fece anni fa a Scanzano Ionico».

Critico contro gli errori del centrosinistra anche Domenico De Santis, che denuncia i rischi nei diversi ambiti, come anche quello scolastico, e accusa apertamente il Governo Gentiloni e la decisione di abolire le province, che avrebbe tolto risorse: «Si persegue la concezione secondo cui il Sud debba essere la manodopera del Nord. Lo dimostra anche l’assenza di investimenti infrastrutturali nel meridione. Gli ultimi furono fatti dal governo Prodi nei primi anni duemila. L’autonomia regionale allargherà il divario tra Nord e Sud e, inoltre, la Flat Tax sarà l’ennesima mannaia».

Al termine dell’incontro, da parte dei presenti, giunge dunque la proposta di comitato permanente che si attivi per contrastare il progetto leghista. Un comitato che accolga tutti i soggetti contrari: partiti, sindacati, associazioni, mondo cattolico.