"Serve un grande partito socialdemocratico per resistere a populismo e giustizialismo"

Il segretario nazionale del Psi Enzo Maraio ha presentato a Bitonto il libro "Di nuovo Avanti!"

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«Riportare in edicola il giornale di partito più antico d’Italia è stata una scommessa vinta. Anche perché ci ha aiutato ad alimentare quel confronto necessario tra politica, cultura, economia e di superare quell’ostracismo che l’opinione pubblica ha, da trenta anni, ha verso i socialisti».

È quanto riferito, giovedì scorso, da Enzo Maraio, segretario nazionale del Partito Socialista Italiano, ospitato a Bitonto dalla sezione locale del gruppo politico, in largo Teatro, luogo evocativo perchè, come ha spiegato l’omologo cittadino Luca Matera, «fu qui che, nel 2008, inaugurammo una campagna elettorale in solitaria».

Maraio ha presentato il suo libro dal titolo “Di nuovo Avanti!” che è il racconto di una scommessa, quella di riportare in edicola uno tra i più antichi giornali d’Italia, ed è il resoconto dell’ultimo anno di politica italiana visto attraverso gli editoriali pubblicati dal giovane segretario socialista sulle colonne dell’Avanti della Domenica. Giornale che, ricordiamo, è arrivato anche nelle edicole cittadine grazie all’iniziativa della sezione locale del Psi. Il volume racconta l’Italia che a fatica lascia alle spalle il difficile periodo della pandemia, la sconfitta della sinistra alle ultime elezioni politiche, i tentativi della destra illiberale di distruggere lo stato sociale e le conquiste dei diritti civili. Con uno sguardo al futuro della sinistra e un invito a superare gli errori fatti in passato, «come il rincorrere Berlusconi sul terreno del leaderismo, del bipartitismo» o come la nascita del Partito Democratico, un’unione innaturale e anacronistica per la storia italiana: «La storia del Pd ha dimostrato che avemmo ragione, all’epoca, a non aderire».

«La strada da seguire, in Italia, passa per la nascita di un grande partito socialdemocratico. C’è bisogno di resistere al fascino del populismo, di abbandonare il massimalismo giustizialista, di preferire l’etica pubblica al moralismo. Urge coniugare la competitività delle nostre imprese con il lavoro e promuovere una coalizione plurale, finalmente aperta ai valori del socialismo che hanno reso l’Italia più giusta» aggiunge sottolineando come, in Italia, la sinistra progressista, nell’ultimo trentennio, abbia espunto dalla propria tradizione identitaria e dal vocabolario la matrice socialista: «Nonostante i socialisti siano stati un motore della modernizzazione. E, forse, non è un caso che la crisi delle istituzioni, l’aumento delle diseguaglianze, la perdita di protagonismo internazionale del nostro Paese abbiano coinciso con l’assenza di un grande partito socialista».

Diversi i temi affrontati: dalla necessità di perseguire l’obiettivo del salario minimo alla messa in discussione del sistema maggioritario, «che in trenta anni non ha portato a quella maggiore stabilità che aveva promesso», in favore di un ritorno al proporzionale.

Per Maraio, l’esigenza, oggi, è quella di aprire un confronto con tutte le anime della sinistra – ambientaliste, riformiste, laiche, democratiche, europeiste e socialiste – per definire le priorità del mondo attuale. Priorità come «rispondere ai bisogni della popolazione, rafforzare le libertà individuali, considerare prioritari i diritti sociali accanto a quelli civili, battersi per ciò di cui la sinistra non parla più: il lavoro, non come surrogato di politiche assistenzialiste che sviliscono la dignità delle persone; il contrasto alle nuove povertà, perché non è vero che la povertà è stata abolita, come aveva annunciato un mio conterraneo dal balcone di Palazzo Chigi».

Ad assistere il segretario socialista, il professor Enzo Robles, che ha raccontato la difficile storia del socialismo italiano, fatto di numerose divisioni, a cominciare da quella del 1921 che portò alla nascita del Partito Comunista, ma anche di sforzi per tendere all’unità: «Il socialismo nasce dalla volontà di difendere la libertà e la dignità della persona umana e di perseguire l’uguaglianza. Un ideale che, con il tempo, si è trasformato in ideologia che altro non è che un ideale mummificato. La parola “Avanti” indica, dunque, la strada da seguire, perché esclude qualsiasi idea di nostalgia. Non si può andare avanti con le strutture del passato».

L’incontro, per Robles, è stato anche l’occasione di raccontare il socialismo bitontino, le sue guide, come Gaetano Salvemini, Giovanni Modugno, e i suoi maggiori esponenti come Giovanni Ancona Martucci e Giovanni Colella, fondatori della prima sezione socialista cittadina, che parteciparono, nel 1892 a Genova, ai lavori per la nascita del Partito dei Lavoratori, nato dalla fusione tra Partito Operaio Italiano, Lega Socialista Milanese e altri movimenti legati al socialismo marxista. Partito che nel 1893 divenne Partito Socialista dei Lavoratori Italiani e, nel 1895, Partito Socialista Italiano, denominazione che mantenne fino alla crisi degli anni ’90, fatta eccezione per pochi anni del dopoguerra, quando, dopo la fusione con il Movimento di Unità Proletaria, divenne Psiup, Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria.