Violenza sulle donne, Ruggiero (M5S): “Dati Puglia preoccupanti. Necessario arresto senza flagranza reato”

La deputata bitontina: "Oltre alle nostre leggi sul 'Codice Rosso' e il reddito di libertà, occorrono nuove misure di contrasto del fenomeno"

Stampa l'articolo

“L’aumento del numero di accessi ai centri antiviolenza pugliesi nel 2020 è fonte di preoccupazione, perché sintomatico di una recrudescenza dei casi di violenza sulle donne, probabilmente dovuta anche alle restrizioni della pandemia”. Così la deputata pugliese Francesca Anna Ruggiero, facilitatrice regionale per il M5S e componente della commissione Affari Sociali, commentando i numeri presentati ieri in Puglia alla conferenza stampa alla vigilia della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. “Il quadro regionale e nazionale – continua – evidenzia ancora una volta come ci troviamo di fronte ad un complesso fenomeno che affonda le proprie radici in una precisa mentalità sessista e patriarcale. Per questo la principale ricetta per contrastare il fenomeno è di carattere educativo e deve nutrirsi del contributo corale di associazioni, istituzioni e scuole. A livello legislativo abbiamo già approvato il “Codice Rosso” e il reddito di libertà, partito qualche settimana fa, che sono un sostegno aggiuntivo. Riteniamo si debba fare un passo ulteriore, consolidando le misure preventive e di repressione del fenomeno, attraverso l’introduzione dell'arresto, anche fuori dei casi di flagranza, per i reati di maltrattamenti contro familiari e conviventi, violenza sessuale, lesioni e atti persecutori, nonché l'adottabilità del provvedimento di fermo anche in assenza del pericolo di fuga. Si dovrebbe anche prevedere l'obbligo del patrocinio a spese dello Stato per le persone offese; la possibilità di disporre le intercettazioni in presenza di sufficienti indizi circa la commissione dei delitti legati alla violenza di genere; l'obbligo di applicare i dispositivi elettronici di controllo per l'indagato sottoposto a misure cautelari diverse dalla custodia in carcere. Questo ventaglio di misure costituirebbe un’arma di difesa in più anche per le donne pugliesi, perché lo Stato sarebbe sempre più presente nel tutelare la loro vita” conclude.