CALCIO - 5 "D"omande a... Cosimo Francesco Patierno

Quarto appuntamento con la rubrica per rivivere la stagione del Bitonto attraverso le parole dei suoi protagonisti: questa volta è il turno di bomber "Kikko", il capocannoniere del girone H di Serie D

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Tutte le squadre di calcio, qualunque sia la categoria di loro competenza, possiedono una metaforica spina dorsale, un asse verticale che solo se solido e coordinato alla perfezione può dare all’intero “organismo” concrete possibilità di primeggiare sull’avversario di turno. Abbiamo così pensato ad una rubrica ad hoc che ci permettesse di intervistare quattro fondamentali tasselli della “colonna vertebrale” in campo (più allenatore, dirigenti e presidente) dell’USD Bitonto Calcio, che ha fatto sognare i suoi tifosi fino al primo gradino delle scale che portano a quel paradiso pallonaro chiamato Serie C, ancora sconosciuto alla nostra città.

Non potevamo non chiudere il giro d’interviste ai calciatori con il capocannoniere della squadra e del girone. Ancora lui, sempre lui: “Kikko” Patierno. Bitontino purosangue, l’attaccante neroverde ha entusiasmato per il secondo anno di fila nella sua città (c’è chi riesce ad essere profeta in patria…), trascinando a suon di gol compagni e tifosi, in una dolce cavalcata a cui è mancata solo la ciliegina finale. Leader in campo, family man come pochi, ragazzo squisito con tutti: semplicemente grazie, bomber. Buona lettura!

Ciao Kikko. Seconda stagione in carriera nella tua Bitonto, secondo titolo di capocannoniere consecutivo conquistato. Che sia Eccellenza o Serie D, il contributo di Patierno alla squadra è sempre una garanzia: quali sono gli ingredienti necessari alla realizzazione di simili traguardi?

“Quest’anno mi sono tolto grandissime soddisfazioni, da cittadino bitontino ma anche professionali, come calciatore. Gli ingredienti sono sempre gli stessi: una sana e felice vita privata/familiare, uno spogliatoio granitico, senza crepe interne, compagni di squadra che ti rispettano, ti stimano, in un certo senso, ‘ti vogliono bene’ anche fuori dal campo, un allenatore che deve innanzitutto trasmetterti equilibrio, serenità e solo dopo dettami tattici, eccetera… Il mio primo ringraziamento per quanto riguarda i traguardi raggiunti va sicuramente a mister Pizzulli, perché mi ha messo subito nelle condizioni di essere protagonista. Fin dal ritiro di Camerino. Nell’ultimo periodo i miei compagni hanno giocato per me e per tutto il corso della stagione si sono comportati davvero da amici. Essendo bitontino, sapevo di avere una missione da condurre in porto ad ogni costo: fare tanti gol per portare questi colori il più in alto possibile. Chiudo con un pensiero per il Presidente, che mi ha sempre fatto sentire importante, tanto in Eccellenza quanto in D. A dicembre sono arrivate tante richieste di prestigio ma sia io che lui abbiamo preferito continuare in sinergia il nostro lavoro per Bitonto e il Bitonto. Posso solo ringraziarlo per come mi ha trattato e considerato in queste due stagioni fantastiche per me e la mia città”.

Non solo le tue prestazioni, l’intera annata del Bitonto Calcio ha fatto registrare numeri da record che hanno reso il vostro Campionato semplicemente storico. Cosa si prova ad essere il simbolo in campo della squadra della propria città? Sei stato sempre il primo calciatore a ricevere elogi e critiche, non dev’essere facilissimo vivere costantemente su queste “montagne russe” emozionali…  

“Sapevo dall’inizio che sarebbe andata così, ti dico solo che ho preferito abbandonare Facebook a stagione in corso… Ho deciso di pensare solo a fare il mio lavoro, senza perdere tempo e concentrazione ad ascoltare critiche e provocazioni. Come ho già detto in tutte le altre interviste, non c’è cosa più bella che raggiungere e superare record con la maglia della propria città, è veramente un’emozione immensa. A prescindere dalla mia riconferma o meno, non sarà facile per chiunque arriverà fare meglio, sia a livello individuale che di squadra. Credo che nessuno possa rimproverarmi di non aver dato tutto per il Bitonto…”.

Il Bitonto ha già ufficializzato il cambio d’allenatore, per la prossima avventura in D. Esternaci il tuo saluto a mister Pizzulli, con cui sappiamo esserci un rapporto personale particolarmente solido fin dai tempi di Terlizzi, in Eccellenza. All’epoca eri ancora un under molto promettente…

“Massimo Pizzulli, per me, è un grande uomo, prima di essere un allenatore che ha fatto grandissime cose con noi, quest’anno. È il tipico mister che riesce a farmi entrare in campo tranquilli, senza caricarmi di inutili pressioni ‘aggiuntive’… Ho poche altre parole da spendere perché il mio gesto alla fine della partita in casa contro il Sorrento dice tutto. È stata la partita in cui ho toccato e superato i 100 gol complessivi in carriera e dare a lui la maglia che indossavo quel giorno credo valga molto più di tante parole. Io non potrò conservarla, lui sì…”.

Fra i tanti avversari validi che hai incrociato in campo in questa stagione, facci i nomi di: chi ti ha impressionato di più in assoluto per la categoria, ti ha messo maggiormente in difficoltà in fase di marcatura e il portiere che ti ha reso la porta “stregata”.  Dei giovanissimi compagni di spogliatoio, invece, ce n’è stato qualcuno che ti è sembrato pronto per il grande salto? 

“Il difensore più forte del Campionato, anzi, i due migliori ‘marcatori’ li avevamo senza dubbi noi, in squadra: Gianni e Michele (Montrone e Anaclerio, ndr). Se devo guardare altrove, cito Allegrini del Cerignola, su tutti, ma anche i tarantini Lanzolla e l’ex Di Bari, quest’ultimo perché mi conosceva troppo bene…(ride). Un altro nostro ex compagno di squadra, Nicola Loiodice, è stato probabilmente il più impressionante di tutti, nel nostro girone, ma anche D’Agostino del Taranto ha avuto un’eccezionale prima parte di stagione. Una menzione meritano anche, a mio avviso, Esposito del Picerno, Lattanzio del Cerignola (uno degli attaccanti della categoria che più stimo) e, purtroppo per noi, il giovane portiere Antonino, miracoloso nella semifinale playoff di Taranto... Per quanto riguarda i nostri ‘under’, Cappellari lo vedo già pronto per il salto di categoria e Figliola ha tutto per diventare un grande portiere”.

Ci siamo tenuti in chiusura la “domanda delle domande”, quella che produrrà la risposta di bomber Patierno più attesa dall’intera città sportiva, da settimane… Sei stato corteggiato da molte squadre, anche professionistiche, sarà quindi impossibile vederti ancora in neroverde? Dopo una stagione in D da assoluto protagonista, a ventott’anni già compiuti ed a cinque di distanza dalla tua ultima apparizione in C, è giunto il momento di riprovare a spiccare il volo?

“Di chiamate ne sono arrivate tante, confermo. Dal Nord Italia al Sud più profondo, da squadre di Serie D e non solo… Come ho avuto già modo di rispondere alle tante altre domande sul tema rivoltemi nelle ultime settimane, credo fermamente di essere giunto ad un livello di maturità calcistica che potrebbe rendermi pronto per cimentarmi in qualsiasi categoria. Ho 28 anni, lo hai ricordato anche tu, e la mia carriera potrebbe essere giunta ad un punto di svolta irripetibile, solo per questo mi sto prendendo ancora del tempo con il Bitonto per prendere la decisione più giusta, per me e per la mia famiglia. Ad oggi, non è però impossibile vedermi ancora con i colori neroverdi addosso, quelli che amo, quelli a cui ho dato tanto e da cui ho ricevuto altrettanto…”.