Bitonto nella storia

Il primo insediamento umano risale ad alcuni millenni prima di Cristo e si colloca nei pressi del torrente Tiflis o lama Balice. Divenne pre- sto un importante centro pagano dei Peucezi, al pari di città come Metaponto, Taranto e Siponto.

Nel III secolo fu investita dalla diffusione del Cristianesimo, divenendo meta classica di pellegrinaggio.

Dopo aver subito le influenze delle invasioni di Goti, Longobardi, Slavi e Saraceni, fu sottomessa all’esoso governo bizantino, al quale si ribellò aderendo alla lega dei Comuni di Puglia.

A questo periodo risale una vera fioritura artistica e civile.

Il 1098 Guglielmo d’Altavilla instaurò, in qualità di padrone della Città, una sorta di contea feudale.

Riconquistata l’autonomia con i Normanni, Bitonto si trasformò allora in un importante centro e diede inizio alla costruzione della nuova Cattedrale, sulle vestigia di quella paleocristiana e altomedioevale.

Nonostante il dichiarato parteggiamento delle istituzio- ni locali per il Papa, Federico II (1194-1250) le concesse ugualmente lo status di “civitas specialis”, preferendo rivaler- si con l’aumento di tasse e collette.

La situazione locale fu portata alla normalità da Carlo I d’Angiò, il quale introdusse una nuova nobiltà (Rogadeo, Bove, Planelli, Labini, ecc.) dedita ai traffici e al commercio, che tra i secc. XIII-XIV la trasformò nella seconda città in terra di Bari per ricchezza e popolosità dopo Barletta.

Dopo numerose infeudazioni, passò sotto il governo dei Cordova, eredi del Capitano che nel 1503 conquistò per la Spagna il Mezzogiorno.

La città venne però riscattata il 27 maggio del 1551, grazie all’inter- vento di Cornelio Musso e Ambrogio Azaro Mariano e al versamento di 66.000 ducati al duca di Sessa e alla Corona spagnola.

Quattordici anni dopo, Bitonto si dette nuovi Statuti che furono da modelli per Molfetta, Trani e Bari. Nel 1670 divenne la seconda città per popolosità e attività intellettuale dopo Lecce, dando vita a circoli, accademie e botteghe d’arte, dai quali emersero personali- tà come TOMMASO TRAETTA, VITALE GIORDANO - pre- cursori rispettivamente della riforma del melodramma nella musica e della matematica non euclidea - e BONIFACIO NICOLA LOGROSCINO, divo dell’opera buffa.

Il 25 maggio 1734 fu sede di una memorabile battaglia fra Austriaci e Spagnoli (questi ultimi guidati dal generale Montemar), il cui esito fu determinante per la guerra di successione polacca e per il recupero dell’indipendenza del Mezzogiorno sotto Carlo III di Borbone.

Nel 1860 i Bitontini parteciparono al processo di unifi- cazione della Nazione, ad opera soprattutto di Vincenzo Rogadeo, che fu in seguito nominato da Garibaldi primo Governatore di Puglia.

Nel clima di fervore postunitario, il Rogadeo, senatore del regno e sindaco di Bitonto (1870-1875), curò la viabilità e la costruzione di strade ferrate e istituì nella città un Gabinetto di Lettura, una scuola serale di disegno, un consorzio per gli oli tipici. Il tentativo di civilizzazione borghese non venne però rece- pito dalla popolazione - perlopiù contadina e analfabeta - che dopo i tristi accadimenti del 1893 diede impulso prima al movimento socialista e successivamente a quello cattolico democratico.

A scuotere le coscienze del paese nel periodo tra il 1911 e il 1919 furono poi Gaetano Salvemini e Giovanni Modugno.